Rodolfo Signorini

Addio a Rodolfo Signorini, già consigliere e socio onorario della Società di Palazzo Ducale

Se ne è andato, in punta di piedi, Rodolfo Signorini: grande uomo di cultura, accademico virgiliano, latinista, umanista, cultore di memoria storica a tutto tondo, studioso di Dante, Mantegna, Folengo, Giulio Romano, Vittorino da Feltre, Foscolo… Già conservatore e consigliere di Palazzo d’Arco (dove peraltro amò ricevere il titolo di “Aquila del Tirolo” dagli Schützen calati a Mantova per celebrare Andreas Hofer), leggendario goliarda nelle testimonianze dirette e negli epici racconti della Mantova che fu. Già consigliere e socio onorario della Società per il Palazzo Ducale di Mantova, da anni era prezioso collaboratore de La Reggia.

Ho avuto il privilegio e lo sconforto di aiutarlo nella redazione degli ultimi articoli. La perdita della vista era per lui disperante, avendogli tolto la ragione di vita: l’occupazione stabile dell’Archivio di Stato, l’instancabile e rigorosa ricerca di fonti, documenti, immagini da tradurre in pubblicazioni, saggi, articoli. La sordità ha fatto il resto, isolandolo di fatto dalle relazioni che intratteneva in riva al Mincio così come con studiosi, case reali e accademici di tutto il mondo.

Burbero a volte, ma alla mano con tutti, in gioventù era di casa dai miei: un vero e proprio mattatore, nei racconti di famiglia. Per questo mi capitava ogni tanto di chiamarlo “Rondo”: lui mi guardava con bonario sguardo di rimprovero e sospirava “Rodolfo, ti prego. È un così bel nome, Rodolfo. Da imperatore”.

Altri, più titolati del sottoscritto, ne tesseranno l’elogio che merita da parte della nostra comunità – forse con parole meno alate di quelle che gli erano proprie. Vorrei però rendergli omaggio prendendo spunto dalla ricorrenza di oggi, 7 dicembre, data in cui Mantova fa memoria dei Martiri di Belfiore. Una coincidenza, o forse un segno del destino.

Era infatti il 2011, e nell’ambito delle celebrazioni per l’Unità d’Italia era annunciata la visita del Presidente della Repubblica. Il programma prevedeva una solenne commemorazione al Bibiena, e l’allora sindaco Sodano – contro il parere di molti, che suggerivano qualificati relatori extra muros – volle che fosse invece il prof. Signorini a tenere il discorso. Che fu straordinario, alto e commovente: al termine, il presidente Napolitano si alzò e andò a stringere calorosamente la mano di Signorini, con grandi complimenti tutt’altro che di circostanza.

Credo possa far piacere al prof. Signorini essere ricordato così, facendo memoria di uno dei punti più alti della sua carriera e della sua vita.

Alessandro Colombo
Direttore de La Reggia

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Teatro Bibiena, 7 dicembre 2011
Commemorazione dei Martiri di Belfiore alla presenza del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano

Nella prima egloga di Virgilio, Titiro, a Melibeo che gli chiede che cosa lo condusse a Roma, risponde con solenne semplicità: libertas. Più di due millenni orsono dunque l’altissimo poeta, un mantovano, pronunciò la parola sacra, più sacra dell’esistenza, “come sa chi per lei vita rifiuta“.

L’anima patriottica di Mantova si fregia della parola di Virgilio. Mantova, signor Presidente, è stata teatro di alte testimonianze d’amor patrio e d’amor di libertà, e ha scritto pagine gloriose e dolorose nel grande libro del riscatto nazionale. Mantova ha dimostrato con il pensiero, con l’azione, con il sacrificio della vita la propria passione d’italianità.

Nel nostro municipio pagine marmoree recano perpetui i nomi di quei numerosi testimoni, che si levarono sull’orizzonte della storia mantovana a giurare amor di patria, dopo l’olocausto degli studenti universitari e dei loro docenti caduti a Montanara e Curtatone, venuti dalla Toscana e da Napoli per offrire all’ideale della Patria la loro giovinezza, il loro entusiasmo, il loro cuore tutto inconsapevolezza, tutto ardimento e generosità. Era il 29 maggio 1848.

[ a’ generosi giusta di glorie dispensiera è la morte ]

Verità è nei versi del Foscolo: la gloria, come un nimbo di sangue, ancora illumina i Martiri di Belfiore, le cui ultime ore del 7 dicembre 1852 sono state eternate dalle pagine del Confortatorio di mons. Luigi Martini: Pervenuti con la carrozza alla metà circa della piccola valle, ci trovammo dentro un carré di soldati formatosi in un batter d’occhio.Tutti smontammo dai nostri laceri cocchi nel medesimo momento. La scena di quella discesa si può immaginare, ma non descrivere. Imperocché tutti s’abbracciano festevoli, si stringono le mani e si baciano come tanti fratelli e fanno conoscere a tutti che vanno alla morte senza trepidazione e lieti di morire per la Patria, per la libertà e per l’indipendenza d’Italia. […] Ma ecco l’Auditore [Alfred von Kraus]fa qualche passo verso di noi e fermatosi spiega una carta e a chiara voce prende a leggerla. Allora sì che l’astante turba allunga il collo, tende le orecchie e ascolta speranzosa [della grazia]…Ma sentiva invece leggersi la “sentenza della pena capitale da eseguirsi oggi stesso mediante la forca nelle persone di Tazzoli Enrico, Scarsellini Angelo, De Canal Bernardo, Zambelli Giovanni, Poma Carlo“.

Li aveva preceduti nel sacrificio Don Giovanni Grioli, li avrebbero seguiti sul patibolo Pietro Frattini, Tito Speri, don Bartolomeo Grazioli, Carlo Montanari, Pietro Fortunato Calvi.

Così i Martiri di Belfiore sono assurti a simbolo di una città e di una terra che ha conosciuto la libertà dal giogo straniero solo il 22 ottobre 1866. Tardi rispetto ad altre terre italiane redente ma, per dirla con il Petrarca…

[ ] tarde non fur mai grazie divine.

Pareva che Mantova non dovesse conoscere altro lutto dopo tanta sciagura, ma a mostrarle più immane tragedie fu la terrificante giornata di Solferino e San Martino, il 24 giugno 1859. Lo attestano gli ossari, custodi di indistinte reliquie di forse diecimila combattenti piemontesi, francesi, austriaci e slavi. E a Solferino è quell’epigrafe che, onorando ugualmente vinti e vincitori, fratelli tutti, tocca i vertici della pietà umana e religiosa:

INDISCRETI MILITUM RELIQUIS
DATE SERTA
PIA DICITE VERBA
HOSTES IN ACIE
FRATRES IN PACE SECULCRI
UNA QUIESCUNT

Anche per loro, come per i caduti di Termopili, come per tutti i caduti in difesa della libertà e della patria, “Βωμος δ’ ὁ ταφος” canterebbe Simonide di Ceo: altare è la tomba. Passando per i luoghi di quella terrificante strage, Henry Durant, chinandosi riverente su quei morti, su quegli oltre diecimila feriti, comprese che i feriti in guerra sono neutrali, che nelle loro piaghe vengono meno tutti i fronti, che nel loro medesimo sangue cessano tutte le ostilità. Essi non appartengono più a nessuna bandiera, ma sono sotto l’unica egida dell’umanità e sono i prediletti della pietas. Nacque così, in terra mantovana, la grandiosa idea umanitaria della Croce Rossa.

Oggi non siamo più chiamati a difendere la patria in armi, e i nemici di ieri sono i sodali di oggi, chiamati a costruire un’unità di patrie in una vera patria comune. Tuttavia possiamo proseguire la buona battaglia di quei valorosi sentendoci e dimostrandoci fieri di essere italiani, obbedendo alle esortazioni di Luigi Settembrini, insigne anima risorgimentale: “In qualunque paese andrai, o dimorerai, e per qualunque tempo, non dimenticare mai di essere italiano. Sostieni l’onore della tua patria con la rettitudine, con la dolcezza dei modi, con la fermezza della buona volontà. Amala questa patria, amala con amore forte, perché essa ha bisogno di chi la ami veramente”.

Questa è la grave e insieme lieve consegna affidataci dagli strenui ragazzi di Montanara e Curtatone, dai generosi Martiri di Belfiore, dai “forti” caduti a Solferino e a San Martino. Ci chiedono di non deludere così le loro aspettative, di proseguire così il combattimento da loro solo da poco interrotto, di emularli così nell’incruenta battaglia dell’amor di patria, la sola che può mirabilmente a loro accomunarci, farci partecipi del loro nobile sentire, che può dare più vero, più significativo, più autentico valore all’onore che anche oggi qui rendiamo al ricordo del loro sacrificio celebrando i centocinquant’anni dell’Unità d’Italia. Sulla loro memoria, come su quella di tutti coloro che cadono per amore di patria e di libertà, si spargano con Virgilio gigli a piene mani:

MANIBUS DATE LILIA PLENIS

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