Si è tenuta sabato 13 dicembre a Palazzo Ducale la conferenza di fine anno della Società per il Palazzo Ducale di Mantova, quest’anno aperta al pubblico e conclusa con un rinfresco gentilmente offerto dalla Direzione degli Istituti Santa Paola. La sala era gremita, al punto che si è dovuto dare fondo alla riserva di poltroncine e chiudere le porte per restare nei limiti dell’agibilità.
Protagonista dell’incontro è stato il direttore del Complesso Museale di Palazzo Ducale, Stefano L’Occaso, che ha proposto la conferenza dal titolo «VISSI D’ARTE. La vita quotidiana degli artisti nel Rinascimento», offrendo un’analisi articolata e documentata delle condizioni materiali, lavorative e sociali degli artisti attivi nella Mantova rinascimentale. «Non esisteva, per l’artista rinascimentale, una separazione netta tra vita e lavoro: la bottega era insieme luogo di produzione, di vendita, di formazione e di relazioni sociali – parole di L’Occaso –. L’artista viveva immerso nel proprio mestiere, tra materiali da approvvigionare, contratti da rispettare, committenti da soddisfare e una quotidianità segnata da ritmi di lavoro intensi, rischi concreti e assenza di tutele».
La relazione ha preso avvio dal problema delle fonti, evidenziando l’assenza, per il contesto mantovano, di una memorialistica diretta e di registri contabili paragonabili a quelli fiorentini, e ricostruendo la quotidianità degli artisti attraverso statuti, contratti, documenti normativi e carte d’archivio. Un primo nucleo tematico ha riguardato artisti, artefici e corporazioni, sottolineando come a Mantova mancassero gilde specifiche per pittori e scultori, anche per la volontà dei Gonzaga di favorire il libero mercato e l’afflusso di artisti forestieri, in un contesto caratterizzato da un numero significativo di pittori attivi in rapporto alla popolazione cittadina. La conferenza ha quindi affrontato il tema dei mestieri e della città, analizzando la distribuzione urbana delle professioni e il ruolo delle prescrizioni statutarie nella definizione dei quartieri produttivi, per poi soffermarsi sui cenni di gerarchia all’interno dei cantieri rinascimentali, con dati puntuali su ruoli, salari e differenze retributive, in particolare nei cantieri promossi dalla corte gonzaghesca, come quello di Palazzo Te.
Un capitolo specifico è stato dedicato al lavoro femminile, generalmente escluso dalle corporazioni e scarsamente documentato, ma fondamentale nell’economia urbana, con riferimenti alle rare figure attestate nelle fonti e al caso di Diana Scultori, esempio di affermazione femminile nelle arti “maggiori” e protagonista di una mostra visitabile proprio in Palazzo Ducale. Ampio spazio è stato riservato alle priorità imposte dalla committenza dei Gonzaga, che obbligavano gli artisti a prestare la propria opera in via preferenziale per la corte, anche attraverso pressioni, penali e minacce di incarcerazione, così come ai ritmi di lavoro, alle lamentele e alle forme di protesta ante litteram. La relazione ha approfondito il tema del luogo-bottega, inteso come spazio di produzione, vendita e socialità, e quello dei garzoni e degli apprendisti, analizzando modalità, tempi e condizioni dell’apprendistato, il ruolo educativo della bottega e le dinamiche familiari che spesso ne garantivano la continuità.
Non sono mancati i riferimenti ai viaggi di formazione, fondamentali per l’aggiornamento degli artisti, ai rischi del lavoro sui ponteggi e agli infortuni, così come alla condizione della “terza età” dell’artista, priva di un sistema previdenziale e spesso affidata alla benevolenza del principe. La parte centrale della conferenza ha affrontato inoltre i temi delle società tra artisti, delle modalità di affidamento delle opere, dei contratti, delle tempistiche di pagamento, degli stati di avanzamento dei lavori, dei costi dei materiali, delle forniture e dei trasporti, fino ai contenziosi e ai sistemi di arbitrato.
In chiusura, L’Occaso ha ricostruito il processo di affermazione sociale dell’artista nel Rinascimento, che in alcuni casi portò a riconoscimenti pubblici e alla nobilitazione, come dimostrano le figure di Andrea Mantegna e Giulio Romano, pienamente integrati nel tessuto civico e istituzionale della Mantova gonzaghesca. L’incontro si è concluso con l’auspicio di un’apertura al pubblico della casa di Giulio Romano e con un brindisi augurale, a suggello di un anno di intensa attività culturale della Società per il Palazzo Ducale di Mantova.


